Quando eros arde sul campo

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Pubblicato su Leggendaria n.118, luglio 2016

Non sono molte le donne che hanno influenzato, con il proprio lavoro e la propria ricerca, la mentalità di un paese e di un’epoca come Margaret Mead. Antropologa statunitense, allieva di Franz Boas, ricercatrice sul campo, i suoi testi da subito hanno raggiunto una popolarità enorme, ben più ampia del ristretto ambito della ricerca. Libri come L’adolescente in una società e primitiva (1928) e Sesso e temperamento in tre società primitive (1935), esplicitamente costruiti su un confronto tra i comportamenti delle società polinesiane e della Nuova Guinea, e i modelli culturali degli Stati Uniti, sono stati letti e riletti, stampati e ristampati, e sono alla base delle idee che hanno guidato la liberazione sessuale degli anni Sessanta. Non solo, i suoi testi sono stati tra i primi a indicare che i ruoli sessuali, quello che ora viene definito il genere, sono una costruzione sociale.

Temi che in Maschio e femmina (1949), di cui è stata appena ristampata l’edizione italiana, sono sistematizzati e organizzati in un discorso coerente, sulla base delle ricerche che Margaret Mead condusse a Samoa, in Nuova Guinea e a Bali tra gli anni venti e gli anni trenta, sette società dei mari del Sud, come lei stessa scrive. Un libro che «si occupa dei maschi e delle femmine, da bambini e da adulti». E comincia dal corpo, perché «attraverso il corpo si apprendono i modi di essere del corpo stesso». Cioè il modo con cui le creature piccole vengono accudite o no, toccate o evitate, le parti del corpo vengono nascoste o nominate, segnano fin dal primo venire al mondo le posture del corpo e le forme della mentalità. Quasi ovvio, oggi. Non quando pubblicò i suoi lavori dirompenti, e neppure Maschio e femmina, uscito nello stesso anno de Il secondo sesso di Simone de Beauvoir e Le strutture elementari della parentela di Claude Levi-Strauss. Testi fondamentali, tradotti in italiano solo a partire dagli anni Sessanta, capitolo questo non secondario della cultura italiana.
Ma torniamo a Margaret Mead. Celebre, influente, e molto controversa, è stata sottoposta a molte critiche. Anche dal femminismo. Non c’è traccia di patriarcato, nella sua ricerca. Non sono i sistemi di potere, a intere.ssarla. Sono i ruoli, le differenze, il modo in cui la differenza sessuale viene significata, resa simbolica. Da questo punto di vista, ancora oggi la lettura dei diversi “temperamenti” delle popolazioni da lei esaminate sono ancora oggi affascinanti, un efficace antidoto a qualunque ideologia dei ruoli sessuali, del genere, fondato sulla “natura”.

Sono narrazioni quasi proverbiali, le sue descrizioni di come gli Arapesh, i Mundugumor e i Tchambuli, hanno costruito la loro vita sociale sulla divisione tra uomini e donne. Tra i Mundgumor «le donne sono ostacolate dalla loro femminilità; odiano gravidanza e allattamento e, se possibile, li evitano; e gli uomini detestano le donne incinte…Le donne sono mascolinizzate al punto che ogni apparenza femminile è uno svantaggio, fatta eccezione per la loro sessualità genitale altamente specifica; gli uomini sono molto virili e ogni aspetto della lor personalità che ricordi una qualità femminile e materna rappresenta una vulnerabilità e un rischio». Un sistema basato sull’ostilità e sullo scontro. Ben diversa la fisionomia degli Arapesh: «il sistema è reso pacifico e innocuo da una valorizzazione degli istinti paterni, materni e affettivi dei due sessi. Uomini e donne stanno tranquillamente a loro agio nelle capanne sui monti, occupandosi insieme…Lavorano sempre poco, e preferiscono farlo per nutrire i bambini».

Naturalmente c’è molto da criticare, in questa narrazione. Soprattutto la visione complementare che la ispira. Nonostante la critica dei ruoli, l’esemplificazione della varietà delle figure, dei corpi, delle rappresentazioni, Margaret Mead non mette mai in discussione le relazioni di coppia. Del resto, il suo stesso modello di ricerca sul campo prevedeva che al lavoro sul campo ci fosse una coppia, un uomo e una donna, preferibilmente marito e moglie. Molto conformista, per una donna così anticonformista. Solo in questo modo, sosteneva, si poteva avere accesso ai segreti che gli uomini e le donne non comunicano all’.altro sesso. Un vero problema, per i ricercatori. Ed è a questo nesso complesso e per molti aspetti contorto che si ispira il bestseller Euforia, di Lily King. Storia di un triangolo amoroso che si ispira alle reali vicende di Margaret Mead, all’epoca in cui mentre con il secondo marito Reo Fortune conduceva le sue ricerche lungo il fiume Sepik in Nuova Guinea nel 1933, incontrò Gregory Bateson, con cui in seguito si sposò ed ebbe una figlia, Catherine.

 

Lily King racconta la storia dal punto di vista di Bankson, (Bateson) l’antropologo disperato, sul punto del suicidio, che dubita di poter ricavare un senso dal tempo passato con popolazioni di cui gli sembra di non comprendere nulla, rianimato dall’incontro con la coppia di Fen (Fortune) e Nell (Mead). Capire o non capire? Reale comprensione o montaggio di fatti, riti, racconti secondo una propria visione? Nel suo romanzo Lily King racconta la propria, di storia. Che non segue i fatti, nel loro andamento reale. Eppure coglie un punto centrale, con molta forza. Chi racconta la storia qu.ale storia racconta? Gli antropologi sul terreno, con le loro procedure, i metodi di annotazioni, i quaderni numerati e datati, sono veramente in grado di comprendere quanto osservano? Nel retroscena ci sono .le polemiche, l’attacco a cui è stata sottoposta Margaret Mead dopo la morte, da Derek Freeman che sulla base della testimonianza di un’informatrice da lui rintracciata, l’accusò di avere frainteso uno scherzo, e di avere descritto Samoa come una società licenziosa come in realtà non era. Tesi confutata in seguito da Martin Orans, sulla base degli appunti originali di Mead. Anche se, sostiene, dai suoi taccuini non risultano evidenti i modelli culturali da lei elaborati.

Il romanzo si lascia tutto questo alle spalle. Nell, Fen, Andrew (Bankson) sono giovani, alle prese. con la loro vita, le loro ambizioni. Tra loro, Nell è già l’antropologa famosa, quella che tutti conoscono. Il che crea uno scontro perenne con Fen, il marito, uomo collerico, violento, assertivo. Nel sesso come in qualunque altro aspetto della vita. Per nulla accuditivo, né tenero. Il contrario di Andrew Bankson, uomo quasi sull’orlo del fallimento, poco interessato alla virilità esibita. Il primo contatto tra lui e Nell, nel senso stretto di contatto fisico e contatto interiore, è quando si prende cura delle sue ferite, frutto di mesi di rudimentale vita di campo.
È come se Lily King, delle diverse forme del maschile e del femminile proposte da Mead, avesse fatto l’asse delle relazioni erotiche della storia che racconta. In una tensione costante tra dolcezza, brutalità, potere, tenerezza. In uno scambio complesso, oscuro, spesso spaventoso con gli uomini e le donne con cui vivono. E di cui si trovano a essere le spie, a inseguire i segreti. In un gioco mortale e violento.

L’euforia, quella che dà il titolo il libro, viene dall’eros della scoperta, dell’invenzione. La scoperta di un modello, una griglia la chiamano, all’interno della quale si possono classificare i diversi temperamenti. Proprio come i villaggi e i sistemi sochiali e di parentela sono costruiti intorno agli assi dei punti cardinali, così viene costruita la mitica griglia. Uomini del Nord (Fen), uomini e donne del Sud (Andrew e Nell). Un’illuminazione, che diventa un gioco sociale. Uno strumento sottile e crudele di tensione erotica, nel triangolo amoroso sempre più esplicito.

Non era scontato che una vicenda molto raccontata, a cominciare dalla stessa Margaret Mead, nella sua autobiografia Il tempo delle more, dalla figlia Catherine Bateson, Con occhi di figlia, potesse diventare una storia autonoma. Lily King ci è riuscita. E mentre ci accompagna nelle pieghe di un intrigo amoroso ardente, ben poco sentimentale, ci mostra la forza delle idee, guida potente e spesso soverchiante anche nell’amore. Sono le somiglianze e le differenze, intuite, immaginate, organizzate a creare il legame. Insieme al corpo, che di quelle somiglianze e differenze è impastato.

Margaret Mead
Maschio e femmina
traduzione di Maria Luisa Epifani e Roberto Bosi
Il Saggiatore Milano 2016-05-18

Lily King
Euforia
traduzione di Mariagrazia Gini
Adelhpi Milano 2016-05-18

Margaret Mead
Sesso e temperamento
Il Saggiatore Milano 2014

 

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