Maristella Lippolis è tra i dieci finalisti del premio Urania e noi l’abbiamo intervistata

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“Ammetto di aver accolto con stupore la notizia di essere entrata nella rosa dei dieci finalisti del Premio Urania. Poi è subentrata la gioia. In questi ultimi mesi Oltre Tauersiti era andato via via sbiadendo, allontanandosi da me senza entrare ancora in uno spazio ben definito. E se un libro non viene letto è come se non esistesse. In verità era stato letto da un piccolo numero di amiche/scrittrici/letterate che lo avevano molto apprezzato, e grazie ai loro suggerimenti avevo deciso di inviarlo al Premio, senza grandi aspettative. Si tratta di un Premio bandito da una storica rivista di fantascienza e pensavo che il mio romanzo fosse un po’ troppo “oltrecanone” rispetto alla narrativa tradizionale di fantascienza, e in più con un approccio molto femminista. E invece è stato apprezzato, e questo mi sembra un bel segnale”.

 

SIL Arrivare tra i 10 finalisti del Premio Urania Mondadori è un grande risultato. Sappiamo quanto la fantascienza scritta da donne sia un campo che negli ultimi anni ha riscosso più attenzione che in passato, secondo te qual è il perché di questa emersione proprio in un momento storico come questo?

ML Abbiamo alle spalle una grande tradizione di fantascienza a firma femminile, nelle sue diverse declinazioni: da quella più tradizionale a quella distopica e utopica, o a quella che di recente la nostra Leggendaria ha definito Mixtopia. E’ vero che viene guardata con più attenzione che in passato, grazie anche alla fama riscossa dalla recente riproposizione del Racconto dell’ancella di Margaret Atwood tradotto in fiction. Ma c’è un di più: in questo tempo di incertezze proiettare uno  sguardo femminista nel futuro ci aiuta a pensare a come lo vorremmo, e come orientare quindi il nostro presente, e a questo approccio femminista viene riconosciuta autorevolezza.

SIL Hai dei modelli? Se sì, quali autrici di fantascienza ti hanno ispirata o hai amato leggere più di altre/i?

ML Leggo la fantascienza femminista da sempre, diciamo dagli anni ’80; mi incuriosiva la capacità di immaginare altri mondi: Ursula Le Guin, Marge Piercy, Charlotte Perkins Gilman, Naomi Mitchison, e Doris Lessing; forse quest’ultima, con il suo Memorie di una sopravvissuta, mi ha lascito intuire  che avrei potuto scrivere della contemporaneità raccontando il futuro. Quando ho letto Atwood, Il racconto dell’ancella, in una vecchia edizione del 1988, ma anche altri racconti suoi, ho capito che era quello che avrei voluto raccontare. 

SIL Definisci per noi la parola “distopia”, che cosa ne pensi? Tu come la interpreti?

ML Nella tradizione della narrativa la distopia racconta un approdo totalmente distruttivo e negativo del vivere comune, sia come individui che come comunità. Ma in molte narrazioni insieme alla visione distopica  appare un barlume di fuoruscita dal buio. Per questo mi piace molto il termine Mixtopia, perché tiene insieme queste due visioni, e ci aiuta ad orientarci nel presente. 

SIL Il tuo ultimo libro si intitola Abbi cura di te ed è una raccolta di racconti di un genere diverso da quello fantascientifico. E’ sempre molto interessante vedere come un’autrice si destreggia tra un genere letterario e l’altro. Tu in quale ti senti più a tuo agio?

ML Tutta la mia produzione di narrativa ha al centro figure femminili che vivono momenti di passaggio, di trasformazione; di sconfitte e di risalite. Storie diverse, personagge molto diverse tra loro.  Le due protagoniste di Oltre Tauersiti vivono nel 2070 e devono misurarsi con l’eredità che abbiamo lasciato loro, sono le nostre nipoti. La scommessa è capire se riusciranno a fare meglio di quanto abbiamo fatto noi. Io inventandole ho scommesso su di loro.

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