IL MIO PRIMO LIBRO Laila Wadia

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Ecco un nuovo appuntamento con la rubrica IL MIO PRIMO LIBRO che vede SIL e LETTERATE MAGAZINE strettamente legate in un’iniziativa curiosa e interessante. Come è andata la storia della pubblicazione del tuo primo libro? Stavolta si tratta di


«Scrivendo in italiano per la prima volta mi sentii spuntare delle piccole radici. Il racconto vinse il concorso letterario Eksetra e venne pubblicato e questo mi diede il coraggio di eleggere l’italiano come lingua del cuore». Il primo romanzo, in inglese, nel 2004 era stato rifiutato


Di Laila Wadia

Una scrittrice è sempre stata una scrittrice. Arriva solo il momento della consapevolezza che da passatempo la scrittura può diventare professione. Il mio momento di realizzazione avvenne una sera del 2004.
Avevo da poco scritto un romanzo in inglese. Era un testo giovanile, autobiografico, catartico, liberatorio. Mandai i primi capitoli a un importante agente letterario a Londra e ricevetti tanti complimenti e la richiesta di leggere il manoscritto intero. Qualche settimana dopo arrivò una lettera spiegandomi che nonostante gli piacesse molto il mio modo di scrivere, il libro era troppo autoreferenziale. L’agente mi consigliò di scrivere di altro, di altri. Fu una folgorazione.
Mi tornò in mente uno degli incontri più importanti della mia vita. A tredici anni ero stata scelta dalla scuola per scrivere una lettera a Madre Teresa che sarebbe venuta ad incontrarci. Quando lo lesse in pubblico, Madre Teresa mi abbracciò e mi disse: «Ricordati sempre di essere una piccola matita nella mano di Dio». Comunque, il rifiuto dell’agente letterario era ancora troppo fresco nella mia memoria e mi trovai bloccata, incapace di scrivere.
Una sera, seduta sul divano, mi capitò sotto mano l’annuncio di un concorso letterario riservato agli stranieri in Italia. Poco prima avevo sentito al telefono una mia amica indiana di Milano che si lamentava di sua figlia sedicenne che si comportava “troppo da italiana”. Quella notte non dormii. Mi misi a scrivere un racconto dal tono lieve sui problemi di una famiglia di migranti indiani a Milano. Fu la prima volta che osavo scrivere in italiano. Mentre scrivevo mi resi conto che nonostante vivessi in Italia da tanti anni, non abitavo ancora l’italiano. Era semplicemente la lingua della sopravvivenza. Per il resto – il lavoro, le amicizie, le letture – adoperavo sempre l’inglese. Scrivendo in italiano per la prima volta mi sentii spuntare delle piccole radici. Il racconto vinse il concorso letterario Eksetra e venne pubblicato da una prestigiosa casa editrice e questo mi diede il coraggio di eleggere l’italiano come lingua del cuore, strumento di partecipazione e emancipazione.

 


 

Narrastorie, traduttrice-interprete, esperto linguistico all’Università di Trieste per 27 anni, Lily-Amber Laila Wadia, è nata in India, ma vive a Trieste. Sensibile ai temi della migrazione e delle donne, scrive racconti, romanzi, poesie, articoli giornalistici, sceneggiature per film e teatro.
Tra le sue ultime pubblicazioni: Algoritmi indiani, Vita Activa, 2017 e Il giardino dei frangipani, Oligo, 2020

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