Dio è uno solo. Sarajevo Requiem di Diana Bosnjak Monai 9 giugno alle 18

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da Associazione Evelina De Magistris 

Giovedì 9 giugno 2022 ore 18:00
Thisintegra via Ganucci, 3 Livorno
Parleremo, alla presenza dell’autrice Diana Bosnjak Monai
di Dio è uno solo. Sarajevo Requiem (casa editrice Besa Muci, 2022)
Introduce Stefano Landucci

Ci è sembrato utile e in qualche modo doveroso presentare questo libro che parla di un luogo e di persone profondamente segnate da una guerra, nel cuore dell’Europa, di soli trenta anni fa, ma che sembra scomparsa dalla memoria e dalla conoscenza di chi, spesso con una malriposta sicumera,  commenta ciò che oggi sta avvenendo. Così come allora ed oggi inascoltato l’appello al mondo  delle cittadine e dei  cittadini di Sarajevo: “Give peace a chance”.

Mir, gridavano. Pace. Sada. Adesso.

Diana Bosnjak Monai, aveva già raccontato l’assedio di  Sarajevo, (il più lungo della storia moderna-1425 giorni) raccogliendo e ordinando, narrativamente,  nel libro Da Sarajevo con amore: i quotidiani appunti scritti in quei terribili e lunghissimi giorni dal nonno Puniša Kalezić, slavista, scrittore, giurista e giornalista, scomparso nel 2004.

In Dio è uno solo. Sarajevo Requiem,  Diana Bosnjak Monai, mostra, attraverso  le storie  di amicizia, amore e dolorosi ricordi  di Ahmet, Nina, Hannah, Mesud, Namir, Emina, protagoniste e protagonisti del romanzo, le conseguenze di quel tragico passato in termini di precarietà, emigrazione, incertezza del futuro. Ed anche come sia difficile per loro, che vivono in una città che aveva fatto del multiculturalismo il suo punto di forza, dare un nome alla propria identità..

Di Nina, una delle personagge  ìscrive:” La nonna paterna veniva dall’Armenia, il nonno paterno era un ebreo ucraino trasferitosi a Belgrado. Da parte materna il nonno era di famiglia austriaca, arrivata in Croazia con l’espansione dell’Austria-Ungheria. La nonna materna, invece, proveniva da una famiglia mista: papà croato e mamma serba. Nina si era sposata con un musulmano bosniaco, e così aveva chiuso il cerchio. Cos’era lei, allora? Era musulmana, croata, serba? La verità è che non si sentiva nulla di tutto questo.

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.. quando gli stranieri se ne andarono e il governo bosniaco avrebbe dovuto pensare al proprio futuro, le chiesero più volte di che nazione fosse. Ma lei mica poteva rispondere sono musulmana…Come avrebbe potuto? Sarebbe stato come schiaffeggiare il padre defunto, sputare sul ricordo della madre. Non poteva negare quello che sentiva di essere. Così, semplicemente, si dichiarò jugoslava. Ma una nazione del genere, le risposero, non esisteva più” (pp.93-94).

 

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