Programma Concorso a cattedre per le scuole di ogni ordine e grado.
Monumento di ignoranza e misoginia
Dopo la disastrosa riforma della scuola, dopo il primo scaglione di docenti reclutati/e senza concorso che ha privilegiato una fascia di abilitati/e e ne ha discriminato un’altra costringendola, senza ragionevole spiegazione, a sostenere un concorso, ecco arrivato, dopo mesi di rinvii e bugie, il bando del tanto atteso concorso.
Lo leggiamo incredule.
L’arcaico linguaggio neutro maschile (“il candidato”, “lo studente”, “gli insegnanti”) con cui è redatto il bando è già il sintomo di una cultura “degenere” e ignara delle direttive, ormai note, su l’uso del linguaggio sessuato che nomina maschile e femminile, da anni ormai diffuse da ogni parte a partire dall’Accademia della Crusca. Dettami acquisiti anche dal MIUR, ma evidentemente non recepiti né istituzionalizzati. Dettami che la scuola per prima dovrebbe assumere e veicolare per educare i giovani e le giovani alla consapevolezza che chi non è nominato nel linguaggio non esiste.
Ma l’incredulità si fa stizza nel leggere il “monumento” di misoginia che esposto nel programma richiesto alle concorrenti e ai concorrenti dell’Area umanistico-letteraria. La lista dei grandi e meno grandi autori canonici canonici è ricca dei Galilei, gli Alfieri, i Parini, Porta, Belli, Sbarbaro, Saba, Campana, Sereni, Fenoglio, Caproni, Zanzotto etc.
A parte l’incuria verso la più recente produzione, sia maschile che femminile, come se non fossimo già al terzo lustro del ventunesimo secolo, ci chiediamo se chi ha avuto mandato di redigere questo bando abbia mai sentito parlare delle grandi scrittrici tradizionalmente taciute dal canone disciplinare tradizionale misogino, ma, in tempi recenti, portate finalmente alla luce e ormai entrate a far parte a pieno titolo dell’universo letterario. Pensiamo a Gaspara Stampa, Grazia Deledda (Premio Nobel), Caterina Percoto, Ada Negri, Matilde Serao, Neera, Sibilla Aleramo, Anna Banti, Fausta Cialente, Alba De Cespedes, Natalia Ginzburg, Anna Bellonci, Lalla Romano, Maria Messina, Anna Maria Ortese, Goliarda Sapienza, Alda Merini e tralasciamo Elsa Morante unica donna inserita dai redattori e dalle redattrici di questo iniquo bando).
Ci chiediamo esasperate, con la disperazione di chi vede perduto, nell’ambito deputato alla trasmissione culturale, tutto il proprio impegno di decenni, il lavoro incessante che, a partire dagli anni ’70, le donne del mondo della cultura, dentro e fuori le accademie, hanno fatto per fare emergere le “grandi” della storia, della letteratura, dell’arte che il sistema patriarcale maschile aveva condannato al silenzio e alla dimenticanza.
Brilla inoltre, in questo panorama desolante che, nella sua stupida vastità, richiede anche conoscenza di autori inglesi, l’assenza di nomi di donne grandi della letteratura straniera. Redattori e redattrici non hanno mai sentito parlare di Jane Austen e Virginia Woolf, Doris Lessing o Marguerite Duras, per citare solo alcune tra le gravi omissioni?
Insomma ancora e ancora generazioni di insegnanti, in gran parte donne, sibiscono inermi la beffa di dover trasmettere una cultura che le mette a tacere e dovranno formare generazioni di giovani su un pensiero unico maschile sedicente neutro, ma che di fatto mette a tacere lo sguardo femminile sul mondo. Uno sguardo poderoso, rivoluzionario, vitale. Una pedagogia fondamentale. Non possiamo fare altro che appellarci alla loro intelligenza, curiosità culturale e consapevolezza di genere.
Pina Mandolfo Società Italiana delle Letterate
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