Tutte le parole per dire i femminismi

Un insolito dizionario con la copertina fucsia, dal titolo Femministe a parole. Grovigli da districare. Un obiettivo importante: dire il mondo di oggi dal punto di vista dei femminismi sbrogliando decine di parole complesse.

La volontà delle curatrici -Sabrina Marchetti, Jamila M. H. Mascat, Vincenza Perilli-  è quella di affrontare i temi complicati che fanno problema, si vuole «fare chiarezza, tentando di districare i nostri grovigli, ma senza eliminare le tensioni e i conflitti che ne sono all’origine».

Il libro può essere letto in ordine alfabetico, partendo da anticolonialismo ed autodeterminazione e finendo con veline e welfare transnazionale. Oppure lo si può attraversare, saltando di voce in voce, costruendo stimolanti mappe tematiche. Legando bianchezza a colore, femminismo postcoloniale a colonizzatrici, razza a omonazionalismo e tricolore si può delineare un pezzo importante di storia volutamente dimenticata, quella del colonialismo italiano, qui riletto attraverso un’ottica femminista che interseziona le linee del genere e del colore, e porta ad analizzare con maggior complessità anche alcuni aspetti dell’Italia contemporanea. «Il ritardo italiano nella produzione di una riflessione critica sul privilegio della bianchezza, sul nesso tra genere, eteronormatività e nazione, così come sul criterio familista/parentale, continua a produrre»  secondo Sonia Sabelli (voce Tricolore)- «gerarchie di potere e meccanismi di inclusione ed esclusione: è in base a tali criteri selettivi, infatti, che le soggettività che fanno parte delle minoranze (razziali, sessuali, linguistiche, religiose) possono avere accesso all’appartenenza nazionale e, dunque alla piena cittadinanza, oppure possono essere considerate ‘illegali’».

Collegabili a tali riflessioni le voci integrazione, generazioni migranti, Europa, cittadinanza attraverso le quali si affrontano i consistenti temi della convivenza interculturale, tra rischi di assimilazione e riconoscimento delle diversità, e della necessità di dilatare i confini di accesso ai diritti sociali per costruire una «cittadinanza europea intesa come progetto politico di trasformazione».

Accostando mamme col fucile a backlash, donne di destra a madre-patrie si può ricostruire lo scenario politico post 11 settembre, segnato da invadenti politiche securitarie, da guerre fatte in nome della libertà delle donne, da contrattacchi patriarcali. In questo contesto si ricorre a retoriche nazionaliste ed antifemministe, a divisioni tra velate e svelate, rispetto alle quali si possono agire pratiche politiche stimolate dalle riflessioni fatte alle voci neo-orientalismo, relativismo culturale, multiculturalismo.

Le varie voci sono disomogenee per approccio, riferimenti e tipo di scrittura. Alcune ricostruiscono le storie dei femminismi come femminismo transnazionale, sesso/genere, femminismo islamico e intersezionalità; altre voci affrontano concetti chiave del femminismo attraverso nuove riletture, come autodeterminazione e differenza; altre voci ancora propongono approcci accattivanti per affrontare temi politicamente importanti, come fatto da Elisa Arfini con lesbica, la parola elle, dove partendo dall’analisi dell’immaginario di fiction popolari si affronta il nesso tra sessualità e politica.

Una delle mie parole preferite è Spazio scritta da Rachele Borghi la quale ci ricorda come lo spazio sia un «produttore di significati e un riproduttore di meccanismi e dinamiche sociali». Lo spazio pubblico non è neutro e di tutt*, i luoghi incorporano le strutture di potere, riproducendo rigide dicotomie «incentrate sui binomi come maschio/femmina, lecito/illecito, omosessuale/eterosessuale, giovane/vecch*, immigrat*/nativ*, san*/malat*». Attraverso le performance si possono però decostruire i limiti costruiti nei luoghi, creando così spazi di resistenza, abitabili contro-spazi.

Lo spazio contemporaneo è attraversato anche da nuove affettività e forme relazionali come ben descritto nelle voci famiglie, poligamia, maternità surrogata e matrimoni, nelle quali si mescolano legami, tecnologie, amore, forme inedite e rivisitate di coppia e genitorialità.

A sorpresa nel dizionario non compaiono parole come corpo e desideri, concetti chiave centrali nelle pratiche politiche femministe. Ma i corpi sono comunque presenti nel volume, dalla voce biomedicina, curata da Olivia Fiorilli, dove si parla delle controverse ibridazioni tra tecnologie mediche e corpi, passando dalla voce modificazioni in cui Beatrice Busi riflette sul groviglio fatto «di controllo biopolitico, normalizzazione, disciplinamento politico-sessuale» implicati nella scrittura scelta o imposta del genere sul corpo, per arrivare a riproduzione assistita dove Alessandra Gribaldo, mostrando i rischi di mercificazione e regolamentazione del corpo femminile legati alle tecnologie riproduttive, svela anche le potenzialità del corpo biotecnologico nel ripensare politicamente la riproduzione, il genere, la naturalità.

Alla voce postporno troviamo i corpi desideranti rappresentati come laboratorio di sperimentazione di pratiche che rompono «con tutti quei binomi attraverso cui la sessualità viene rappresentata e performata, per enfatizzare» sottolinea Rachele Borghi «il valore politico e farla uscire dalla sfera del privato in cui è stata relegata».

Nel dizionario si sente la mancanza di voci come “precarietà” e “femminilizzazione del lavoro”, parole che costituiscono complessi grovigli contemporanei sui quali tanta riflessione femminista si spende interrogandosi, nel contesto postfordista, di messa al lavoro di vite, corpi ed affetti. Alcuni lavori compaiono comunque alla voce serva e padrona dove si affronta il tema del lavoro di cura e dei rapporti di potere tra donne native e migranti, e in prostituzione dove viene tratteggiato un esaustivo panorama del diversificato sex work, il lavoro sessuale.

A lettura ultimata del dizionario ciò che resta è un vastissimo bagaglio di riferimenti importanti per i femminismi, di ieri, di oggi e di domani. Un particolare vocabolario che è consigliabile tenere a portata di mano: per approfondire percorsi di studio, per ricostruire parti di storia dei movimenti femministi, per avere utili strumenti di lettura politica della realtà. Voci ed autrici a cui ricorrere per porsi domande complesse sul quotidiano e sulle possibilità di trasformarlo proprio a partire dal linguaggio, situato e sessuato.

 Sabrina Marchetti, Jamila M.H. Mascat e Vincenza Perilli, (a cura di) Femministe a parole, Ediesse, Roma, 2012, 368 pagine, 18 euro

 sito libro

sito Giulia, videointervista alle curatrici, di Rosa Leanza sul sito Giulia

recensione di Stefania Prandi su Il fatto quotidiano

recensione di Anna Curcio su Il manifesto

intervista su Radio Uninomade (dal minuto 94 al ’125)

recensione sito Libera università delle donne

 

 

 

 

 

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One Comment
  1. gianna

    Bella presentazione di un libro che prenderò sicuramente anche per misurare le trasformazioni del lessico polico delle donne attraverso i tempi e gli spazi.
    Gianna

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