Il compleanno di Michele

Nessuna novità. Solo un compleanno: Caro Michele uscì nel 1973, anno di austerity e della Guerra del Kippur. Ne scrivo per tre motivi. Il primo: è un sorprendente romanzo epistolare.

Perché sia sorprendente, in qualche modo, lo spiegava la stessa Natalia Ginzburg in un’intervista concessa, dieci anni prima, a Oriana Fallaci e quindi a L’Europeo, dopo la vittoria del premio Strega. Ai dubbi della Fallaci sul valore delle scrittrici, la Ginzburg rispondeva: «Nemmeno a me le scrittrici piacciono molto. Salvo eccezioni hanno un modo di fare così frivolo quasi facessero del loro mestiere un costume. Spesso, quando scrivono non riescono a liberarsi dei sentimenti, non sanno guardare a se stesse e agli altri con ironia. L’ironia è una delle cose più importanti, perfino l’amore è sempre mescolato con l’ironia, perfino la conoscenza: ma le donne sembrano non capirlo. Sono sempre umide di sentimenti, ignorano il distacco. A me le scrittrici che piacciono sono poche: per esempio la Virginia Woolf di Passeggiata al faro, ed Elsa Morante, e una italiana dell’Ottocento che si chiamava Marchesa Colombi e ha scritto Matrimonio in provincia, e una vecchietta inglese che si chiama Ivy Compton-Burnett che scrive tutto dialogato e con educazione, con malignità, racconta le cose più tremende, le verità più orribili…».

A parte che i consigli che dà sono ottimi e tutt’altro che scontati (nel 1963 e, ahimé, ancora oggi). E a parte che ha ovviamente torto sulle scrittrici, la Ginzburg però sottolinea la rarità dell’ironia nella scrittura. E il suo valore. La rarità dell’ironia è forse, soprattutto nelle scrittrici del primo Novecento, meno “rara” di quel che si crede. Ma il suo valore resta immutato. E per questo suggerisco di leggere questo divertente (e tragico) scambio di lettere all’interno di una precoce famiglia allargata italiana che incappa nel dramma della violenza politica.

Il secondo motivo per cui lo suggerisco è perché della Ginzburg si leggono (a stento) Lessico familiare o È stato così, e in libreria è difficile trovare altro. Il terzo motivo è il ritratto di madre che ne emerge: Adriana è una madre atipica e la famiglia descritta nel libro è molto più simile a quelle di oggi (i genitori sono separati, un’amica del figlio è in dubbio se il bambino che ha avuto sia suo, tutti si chiedono se il protagonista, Michele, sia omosessuale, etc.). Raccontarlo nell’Italietta del 1973, un anno prima del refendum-battaglia sul divorzio non era facile.

Che cosa è cambiato da allora? Molto, anche se il peso della Chiesa sui politici e sulla tv appare immutato (non tra la gente). E anche se le argomentazioni dei conservatori, terrorizzati dall’ipotesi che si conceda il matrimonio agli omosessuali (come se il giorno dopo fossero tutti obbligati a sposarsi con il loro migliore amico) sono le stesse di allora: si va contro natura, dove andremo a finire, si distrugge la famiglia, si traumatizzano i bambini, si spalancano le porte a orribili perversioni e addirittura al crimine di strada. Dissero così anche quando Lina Merlin fece chiudere i vergognosi bordelli. Lo dissero quando si propose l’istruzione obbligatoria per tutti i bambini. E il voto alle donne.

Natalia Ginzburg:

Caro Michele, Einaudi Torino 2006,  186 pagine, 10 euro

Lessico familiare, Einaudi Torino 2010, 278 pagine, 10 euro

È stato così, Einaudi, Torino 2010, 114 pagine, 11 euro

PASSAPAROLA: FacebooktwitterpinterestFacebooktwitterpinterest GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.
La Società Italiana delle Letterate (SIL), fondata nel 1995, è costituita da circa duecento scrittrici, insegnanti, studiose di varie letterature, giornaliste, ricercatrici e operatrici culturali di diverse generazioni e provenienti da varie regioni. Siamo tutte naturalmente appassionate di libri e di storie e in quanto letterate ci consideriamo innanzi tutto lettrici.
Categorie
One Comment
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.