La mano che crea e scrive la vita

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Roberta Mazzanti,Maria Rosa Cutrfelli,Igiaba Scego,Giacoma Limentani, Biancamaria Frabotta, Mariella Gramaglia

Conosciamo molto bene, tutte noi che leggiamo, scriviamo, impariamo e amiamo la parola letteraria, quel sentimento di gratitudine che ci nutre quando incontriamo scritture particolarmente belle.

L’ammirazione, e la declinazione più fruttuosa dell’invidia che ci spinge a emulare quelle scritture, a portarle con noi, a volte a copiarle in qualche quaderno e perfino in qualche taccuino telefonico, sono ingredienti basilari per l’esistenza della SIL: ci aggreghiamo su scoperte trasmesse dall’una all’altra, su passioni condivise per le brave scrittrici che più ci stimolano.

L’anno scorso abbiamo voluto sancire in modo ufficiale questa trama ammirevole, stabilendo per statuto che ogni direttivo della SIL, nei due anni in cui resta in carica, goda della facoltà di nominare dieci socie onorarie, scelte fra le nostre ispiratrici e maestre letterarie… maestre e compagne di strada in carne e ossa, che vivono accanto a noi, scrivono pubblicano e intervengono nel nostro presente e recente passato, partecipano alle culture politiche del femminismo e alle occasioni in cui la letteratura contribuisce ad arricchirle.

Il direttivo attualmente in carica ha infatti già scelto otto autrici, su dieci: lo ha fatto con una scelta meditata, che tenesse conto della varietà e ampiezza di raggio e di registro letterario delle loro scritture; ma ha voluto anche esibire una scelta libera, soggettiva, perché le brave scrittrici, poete, saggiste, giornaliste, sceneggiatrici, sono fortunatamente molte, e in un mazzo ricco abbiamo potuto pescare le nostre carte.

Abbiamo motivato la scelta con un testo scritto, un po’ solenne perché adeguato all’omaggio, in modo da farne anche un gesto di rilievo pubblico dentro e fuori dalla SIL. A ciascuna autrice si è accompagnata perciò una motivazione “firmata” da una socia SIL; queste le prescelte e le loro presentatrici: Maria Rosa Cutrufelli, presentata da Bia Sarasini; Emma Dante, da Beatrice Monroy; Biancamaria Frabotta da Gabriella Musetti; Mariella Gramaglia da Silvia Neonato; Giacoma Limentani da Adriana Chemello; Dacia Maraini da Roberta Mazzanti; Michela Murgia da Laura Fortini; Igiaba Scego da Maria Vittoria Tessitore. Fra breve, i testi di tutte le motivazioni saranno presenti in uno spazio del sito SIL.

E domenica 7 aprile, alla Casa delle donne di Roma, proprio in apertura dell’assemblea SIL, abbiamo affettuosamente e cerimoniosamente festeggiato cinque delle nostre socie onorarie. Un poco sconcertate dell’improvvisata cerimonia che le metteva sul palco, strette una accanto all’altra con la varietà dei loro bei visi intelligenti e un po’ ridenti per la sorpresa, Biancamaria, Igiaba, Giacoma, Maria Rosa e Mariella hanno ascoltato una sintesi della loro rispettive motivazioni, hanno ricevuto una rosa e molti applausi, hanno ringraziato e commentato.

Le loro scritture spaziano dalla poesia alla narrativa d’invenzione, dalla memorialistica alla scrittura di viaggio, dall’autobiografia alla critica letteraria, dall’esegesi biblica al giornalismo, e proprio questa ricchezza abbiamo voluto sottolineare accostandole nella nostra prima scelta. Ma per tutte, la «infinità sonorità delle parole» – per dirla con Limentani – è stata e rimane una calamita e una bussola nella vita come nella carriera letteraria. E tutte loro hanno portato un di più, considerato in certi ambiti come un eccesso, nella loro vocazione alla scrittura… che si tratti di un di più di impegno politico, o di anticonformismo, o di spinta etica, o di audacia stilistica, anzi di questi tratti insieme variamente combinati, vale per loro ciò che Frabotta ha scritto di se stessa in Quartetto per masse e voce sola (Donzelli, Roma 2009): «Ero considerata troppo donna, troppo femminista, troppo intelligente, troppo viscerale, troppo accademica, troppo poco accademica, troppo bella, perfino troppo alta. Insomma ero “troppo” tutto, per essere “solo” poeta».

A noi, invece, la loro bravura e la loro passione, la serietà e il successo non sono mai sembrati troppo: ci piacciono anche per l’esorbitanza che sanno manifestare accanto al rigore. E per la giocosa gratitudine con cui hanno accolto i nostri onori, improvvisando eleganti e calorosi ringraziamenti, ciascuna con la sua cifra. Cifra, gioco, parola che sono state perfettamente riassunte da Giacoma Limentani, quando ci ha raccontato che le cifre dei suoi anni, 86, sommate danno luogo a 14, che a sua volta dà come somma 5, simbolo della mano con le sue cinque dita. Con la mano si crea, e si scrive la propria vita. Per mano, una all’altra, possiamo proseguire una via che, di questi tempi, non è semplice né comoda ma è ormai ampia e frequentata.

 

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