Il coraggio di Ángeles Mastretta

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«Quando avevo vent’anni, lavorava fuori casa (…) solo il venticinque per cento delle donne… Eravamo poche, ma non lo sapevamo. Eravamo il venticinque per cento, non il settanta, ma nemmeno il dieci come ai tempi di mia madre, quella donna che adesso cerco nel mio futuro con la certezza che lì la troverò solo se la immagino…». Dopo una serie di romanzi di successo, dei quali il più celebre è Donne dagli occhi grandi (in Italia tutti i suoi romanzi sono pubblicati da Giunti), la scrittrice messicana Ángeles Mastretta, che è nata a Puebla nel 1949, fa i conti con i suoi lutti, le sue emozioni e il suo passato.

Il risultato è un anomalo diario, a volte poetico, a volte molto puntuale, che va avanti e dietro nel tempo e non nasconde il suo obiettivo: fronteggiare il dolore. Non un capolavoro, quindi, né forse un libro che rimarrà come fondamentale nella stessa bibliografia dell’autrice. Ma una lettura emozionante per due motivi: il primo è il racconto semplice, quotidiano, di una scrittrice che ha avuto un successo mondiale ma ha continuato a vivere in una dimensione familiare, benché di scontato, nelle sue scelte personali, non ci sia stato proprio nulla. Il secondo motivo è l’immediatezza, la concretezza di quel dolore (per il padre, per la sorella, per le altre persone care scomparse, ma soprattutto per la madre): è una sofferenza che la Mastretta ci fa toccare quasi senza pudore, con una disarmante semplicità, e a volte perfino attraverso dettagli banali, e che però sa trattare sempre da scrittrice. Anzi, forse è in questa semplicità, nella capacità di non seppellire la morte sotto alcun tipo di retorica, di dare valore alle cose più piccole del giorno, che Ángeles si rivela una scrittrice vera.

Di scontato non c’è stato nulla, nelle sue scelte, perché, per esempio, non sposarsi, ma scegliere di convivere, per una donna messicana della sua generazione, era un vero scandalo. Non scontato era pretendere di vivere grazie alla scrittura, in particolare con il giornalismo. Non scontato era ammettere il proprio ateismo. Non scontato era affrontare un successo così grande, arrivato nel 1985 con, Arráncame la vida (Strappami la vita), e continuare a scrivere senza inondare i lettori di nuovi best-seller.

O viceversa, bloccandosi davanti alla pagina bianca. Il blocco, si intuisce, è arrivato invece con la perdita della madre: il diario è costituito da frammenti, da annotazioni, da aneddoti spesso poco significativi. Ma incredibilmente veri. E in questo Ángeles Mastretta ha avuto, ancora una volta, coraggio.

Ángeles Mastretta, L’emozione delle cose, Giunti Firenze , 14,00 euro,  255 pagine

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