LAURA MARZI

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LAURA MARZI

Motivazione e profilo
Ho terminato quest’anno il dottorato in studi di genere presso l’università di Paris 8, con una tesi intitolata: “I’m not only a casualty, I’m also a warrior: la personnage de la travailleuse domestique dans les récits littéraires de care”. Ho conosciuto la SIL tramite la mia direttrice di tesi Nadia Setti.

Nel mio dottorato, una delle idee cardini deriva dal testo La perturbante, del gruppo del lunedì di Firenze. Ma quando incontrai La perturbante all’università di Torino nel 2007 non sapevo che le autrici di quel testo cruciale per la mia formazione fossero socie SIL ed ignoravo che si incontrassero davvero, e di lunedì. Finché un lunedì le ho raggiunte anche io. Trattavano un tema, citavano e riflettevano come in mare aperto, io le guardavo dalla spiaggia, come una figlia del Mediterraneo guarda i surfisti dell’Oceano.

Quegli incontri mensili sono diventati uno dei miei pensieri felici, e il desiderio di tornarci resta intatto e sempre accompagnato dalla frustrazione per la difficoltà di prendere la parola, da quella, una volta rotto il ghiaccio, di dire almeno una cosa intelligente ed utile alla riflessione comune. Poi, ho intuito che, seppur con modalità diverse, questa frustrazione fa parte anche dell’esperienza delle più brave ed esperte, perché il confronto con altre, nel suo assetto conflittuale e rivoluzionario insieme, genera un resto, che è anche di frustrazione. Solo che nel caso della SIL questo scarto si origina col desiderio della riflessione e del lavoro collettivi.

Nel 2014 ho partecipato al seminario sull’ambivalenza a San Martino ed ho contribuito all’organizzazione del convegno Archivi dei sentimenti e culture femministe. A marzo 2015 sono intervenuta al seminario su Alice Ceresa a Roma, con un contributo in dialogo con Francesca Maffioli. Negli ultimi mesi, poi, ho partecipato all’organizzazione del convegno prossimo, a Firenze.

Mi candido ad essere parte del direttivo della SIL, perché la SIL risponde ad un mio desiderio fondamentale: la pratica delle donne, l’amore per il testo.

Madrine
Clotilde Barbarulli e Roberta Mazzanti

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