Il padre che mi è toccato

di Laura Marzi

L’ultimo libro di Rossana Campo Dove troverete un altro padre come il mio, ha vinto quest’anno il premio Strega Giovani, sezione del più importante riconoscimento letterario nazionale, istituita nel 2014. Giovani sono le ragazze e i ragazzi che coi loro voti hanno decretato la vittoria dell’autrice nata a Genova, di origini meridionali, vissuta a lungo a Parigi. Questi studenti, che hanno un’età compresa tra i 16 e i 18 anni, come può capitare spesso agli adolescenti, hanno fatto una scelta imprevista e sacrosanta: riconoscere il lavoro di un’autrice che da sempre associa la scrittura alla ricerca della verità, anche a prezzo di essere scurrile e verace, e che in questo romanzo lo esplicita: “credo di essermi messa a scrivere, fin da ragazzina, per provare a portare fuori, in uno spazio solo mio, la verità delle cose”.

In questo ultimo romanzo qual è la verità che Rossana Campo cerca di raccontarci?

Come il titolo evoca in modo esplicito il testo è incentrato sulla figura di suo padre, anche in questo caso Campo scrive un romanzo autobiografico. Qui racconta la difficoltà e il dolore con cui si è dovuta confrontare avendo un genitore fortemente depresso e alcolista. Il romanzo sorge dalla necessità di scrivere dopo la morte del padre e è anche e chiaramente un modo per non perdere Renato, ora che è morto. In questo, l’amore di Rossana non si discosta da quello di chi non sa rassegnarsi alla scomparsa di una persona adorata, se non per la differenza cruciale che lei può scriverne, per tenerlo ancora e per molto vicino.

Nel caso di Rossana Campo il dono dell’accesso alla scrittura sembra acquisire un senso ulteriore: quello della redenzione. Renato è stato un padre colpevole: di portare la sua Rossanì in bar puzzolenti dove lui si sbronzava a tutte le ore del giorno, anche quando le prometteva che sarebbero andati a fare una passeggiata al porto a guardare le navi; colpevole delle sfuriate imprevedibili e indomite, delle botte che dava alla moglie, di costringere Rossana e sua madre a trascorrere intere giornate fuori casa per sfuggire alla sua furia alcolica.

La scrittrice, però, non si sofferma mai sulla descrizione di queste scene terrificanti, sorvola sul lungo periodo che verosimilmente potrebbe coincidere con la sua adolescenza, in cui Renato era costantemente fuori controllo, sempre un pericolo. L’autrice non lo racconta lasciandoci intuire l’impossibilità per lei di riportare sulla pagina quel dolore, che l’ha costretta negli anni a stati di malessere psichico profondo. O forse Rossana non vuole mettere in scena l’orrore, la miseria raggiunta da Renato quando tornava a casa e se la prendeva con la sua famiglia, per il fatto che lui era un reietto e loro ne erano lo specchio inesorabile.

Questo silenzio così evidente in un testo che sembra avere l’obbiettivo, attraverso la narrazione, di riavvicinarsi il tanto che basta proprio a quel passato orribile, per dichiarare a se stessa e al mondo intero di avere scelto di amare suo padre così come era, manchevole e pericoloso, è anche un dono. Sembra infatti che non soffermandosi sulle colpe peggiori di Renato, Rossana Campo ci dia accesso proprio alla voce silenziosa dei figli degli spostati.

Infatti, se i figli bambini degli alcolisti come Renato, di quelli che spendono, come lui, i soldi per la cena nei bar o con le prostitute e che fanno debiti con chiunque, raccontassero, forse parlerebbero proprio come “Rossanì” fa di Renato. Direbbero, come lei, del senso di ineludibile diversità rispetto a ogni singolo altro bambino che invece di passare i pomeriggi al bar o di aspettare il babbo di notte alla finestra, li trascorre con la certezza che la mamma e il papà sono lì per lui e a notte fonda dormono nel lettone, de: “l’allegria, l’apertura, l’anarchia, la tenerezza, la forza di essere di essere diversi e mescolato a tutto questo, il suo rovescio, la paura, l’angoscia profonda di essere quello che eravamo e di non essere come gli altri, di non stare dalla parte dei normali. Di quelli che hanno un vero lavoro e non lo perdono, di quelli che non fanno i debiti coi negozianti”. Questi bambini, come fa Campo, racconterebbero la meraviglia del tempo raro e per questo non scontato, trascorso col padre o con la madre, di come li vedano eccezionali, proprio come l’autrice descrive Renato quando contravviene alla norma e la va a riprendere, perché, come la maggior parte dei bambini, anche Rossana non è felice in colonia. Solo che gli altri bimbi devono aspettare che il soggiorno finisca per tornare a casa, mentre Renato viaggia in auto un giorno intero, perché tanto lo sa che come a lui, neanche a sua figlia piacciono le “cap’e pezza”.

Però, la scelta di scrivere un romanzo sul padre nasce anche dal desiderio di rompere proprio un silenzio, rimasto intatto da un pomeriggio al Circolo dei Lettori di Torino. Nel romanzo Campo ci racconta che in occasione della presentazione di una sua opera antecedente, un lettore aveva preso la parola per dire quanto il personaggio di un padre, anche in questo caso di nome Renato, di un romanzo di Campo di una decina d’anni prima, fosse: “un tipo parecchio egoista, uno stronzo inqualificabile”. L’autrice ci racconta che in quel frangente rispose che quel personaggio era ispirato al suo vero padre: “il padre che mi è toccato e ho dovuto arrangiarmi come ho potuto per salvare quello che riuscivo a salvare di lui, e dell’amore infantile che un tempo avevo per lui”. Con questo romanzo e il suo titolo l’autrice risponde, allora, a tutti quei lettori che un tempo sono stati dei bimbi normali, che erano i suoi compagni di classe e facevano bene i compiti, aiutati dal padre giusto, e dice loro che anche se a stento, scrivendo, oltre a salvare lui, lei pure si è salvata.

Rossana Campo, Dove troverete un altro padre come il mio, Ponte alle Grazie, Milano, 2016, pp. 149, euro 13,00

Angelo Guglielmi su minima&moralia

 

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La rivista della SIL si occupa di scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. Dal 2017 sul sito www.letteratemagazine.it Redazione Barbara Bonomi Romagnoli, Laura Marzi, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Silvia Neonato. Direttora Bia Sarasini.

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