Motivazioni nomina di CHIARA REALI a socia onoraria della SIL 

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di Giuliana Misserville

Tradurre è come portare una ragnatela

da un angolo all’altro di una stanza

Il mondo editoriale italiano ha registrato negli ultimi tempi un ritorno di interesse sulla narrativa di fantascienza e al tempo stesso un’attenzione nuova alla produzione di scrittrici italiane e straniere. Si colloca in questo contesto la traduzione di un’opera cardine della letteratura americana degli anni settanta, il romanzo The Left Hand of Darkness, di Ursula K. Le Guin. Pubblicata nello scorso ottobre 2021 da Mondadori, questa nuova traduzione è firmata da Chiara Reali e segue, a cinquant’anni esatti di distanza, la traduzione del 1971 che Ugo Malaguti effettuò per l’editrice Libra, da lui stesso diretta, e che in seguito verrà pubblicata e ripubblicata negli anni dall’editrice Nord, dal Club degli Editori e da TeaDue, imprimendosi così nella memoria di chi ha amato la narrativa di fantascienza e non solo.

La traduzione di Chiara Reali, con il titolo La mano sinistra del buio, si è annunciata fin dalla copertina come una sorta di frattura rispetto al passato, frattura esemplificata dallo iato che separa le tenebre dal buio, uno scarto anche interpretativo su cui si articola la nuova traduzione. E va riconosciuto a Chiara Reali, come rileva Nicoletta Vallorani in un post su fb del 31 ottobre, il coraggio di aver messo mano a un monolite per aprirlo al cambiamento.

Con la sua traduzione Chiara Reali opera delle scelte importanti e motivate e ci restituisce un’opera in cui cura filologica e adesione alle originarie intenzioni autoriali si uniscono per regalarci un nuovo sguardo sul romanzo.

La metafora della ragnatela, di incerta attribuzione, è tra le metafore più belle del lavoro di traduzione e molto dice della cura, dell’attenzione, e della delicatezza con cui occorre procedere nel traslare un’opera letteraria in un’altra lingua, evitando che tale opera, una volta avulsa dal contesto originario, divenga incomprensibile alla ricezione di un nuovo pubblico.

Come ben teorizzato da Chiara Reali, cui d’altra parte dobbiamo una lunga serie di traduzioni come quelle di Nnedi Okorafor, Tricia Sullivan, Joanna Russ e Ian McDonald premiata col premio Italia nel 2019, solo per citarne alcune, sulla scia di Gwyneth Jones, tradurre fantascienza implica tutta una serie di problemi supplementari, poiché si tratta di costruire un mondo altro rispetto a quello in cui è immerso chi legge; e filtrare questa costruzione mantenendo comprensibili le indicazioni e le intenzioni nate in un’altra lingua e in un altro contesto culturale: praticamente un doppio salto carpiato.

Venendo più nello specifico al lavoro su The Left Hand of Darkness, Chiara Reali si è slanciata procedendo non già a spolverare un testo (quello di Malaguti) che risentiva del passaggio dei decenni e chiedeva di essere ammodernato, ma piuttosto è partita da capo col riconnettersi con la voce e le intenzioni di Ursula K. Le Guin, per come le possiamo leggere e comprendere dalle sue note sul romanzo e dalle sue interviste. Quali sono le esatte considerazioni di Le Guin sul suo romanzo? Eccole qui:

Questo libro non parla del futuro. Sì, comincia annunciando che la storia si svolge durante «l’Anno Ecumenico 1490-1497», ma certamente non ci crederete? Sì, effettivamente i personaggi sono androgini, ma ciò non significa che io stia predicendo che tra un millennio circa saremo tutti androgini, o che stia affermando che ritengo che faremmo maledettamente bene ad essere androgini. Io sto semplicemente osservando, nel modo particolare, tortuoso, basato su un esperimento del pensiero, caratteristico della fantascienza, che, se guardiamo noi stessi, in certi strani momenti del giorno, a seconda del tempo, già lo siamo.

Se Le Guin ha inteso trasportare quella storia nella quotidianità dei lettori del 1969 e dire quanta parte di loro è nel  suo romanzo, Chiara Reali con la sua traduzione centra l’effetto di portare la narrazione proprio accanto a noi perché la nostra lettura sia intimissima e contemporanea, liberata finalmente da quella patina un po’ enfatica e aulica che spostava tutto in un luogo lontano, passato o futuro che questo fosse. E’ di noi che Chiara/Ursula stanno parlando con una voce che ha trovato un accordo armonico.

Non fosse che per questo sarebbe una gioia accogliere Chiara Reali tra le socie onorarie della Società italiana delle letterate che con tale nomina onora anche il lavoro di traduzione letteraria spesso non sufficientemente valorizzato da chi si occupa di editoria. Ma ci sono altri elementi di cui è bene tener conto, sempre partendo dalla metafora della ragnatela. Mi riferisco cioè all’importanza che riveste per Chiara Reali il fare rete, il costruire, a partire dalla traduzione e dal lavoro editoriale, una tela di relazioni non solo con le autrici e gli autori tradotti, ma soprattutto con chi ha meno esperienza di traduzione e però desidera approfondire il tradurre come professione. E quindi tutta l’attività di Chiara Reali volta a costruire reti e collettivi attraverso cui possano esordire e formarsi giovani traduttrici e traduttori. Anche questo è speciale in lei, il fatto che intenda la sua attività non come un percorso solitario ma una strada che possa aprire altre strade secondo il suggerimento di make kin di Donna Haraway, fare legami e connessioni tra scritture, come tra persone.

Da ultimo, ma non meno rilevante, la sua attenzione alla rappresentazione in campo letterario di personagge e personaggi LGBTQ+, purtroppo scarseggianti nel panorama editoriale italiano e la relativa attenzione ai problemi linguistici a quella rappresentazione connessi, veicolando il tutto in un ambiente mainstream come può esserlo una collana degli Oscar Mondadori. Anche qui ci soccorre la metafora della ragnatela, e quel parlare dal margine – le ragnatele si sviluppano negli angoli, ai margini di un ambiente appunto – di cui molto ci ha insegnato bell hooks.

Per quanto sopra, per tutto quello che il suo lavoro ci regala e per i mondi che ci mette a disposizione, la Società italiana delle letterate è quindi lieta di accogliere Chiara Reali tra le sue socie onorarie.


Chiara Reali – bio

Chiara Reali è nata a Verbania, cittadina sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, e vive a Milano.

  • Si laurea in psicologia all’Università degli studi di Pavia) con la tesi “Lo specchio magico: il tema del doppio nell’opera di Sylvia Plath”. Poi Scuola Quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva ASCCO, Parma.
  • Project Coordinator di Le cose cambiano, affiliato italiano dell’It Gets Better Project contro il bullismo omobitransfobico, per ISBN Edizioni e ONLUS Le cose cambiano.
  • Autrice freelance (Wired.it; Gruner+Jahr/Mondadori).
  • Lettrice di narrativa angloamericana per Fazi e Fanucci (con Giovanna De Angelis).
  • Si è occupata di editing e traduzioni per l’Istituto per gli studi di politica internazionale ISPI Milano.
  • È stata Head of Research and Communications per Diversity, l’associazione promotrice dei Diversity Media Awards fondata da Francesca Vecchioni.
  • Dal 2020 cura la community Instagram di Oscar Mondadori Vault.

Come autrice ha pubblicato suoi racconti su Linus, ‘tina, e nelle antologie Tu Sei Lei, Otto scrittrici italiane (Minimum Fax, 2008, a cura di Giuseppe Genna), Propulsioni d’improbabilità (Zona42, 2017, a cura di Giorgio Majer Gatti), Not | NERO on Theory, Ghinea. e Desperate Literature Prize for Short Fiction 2020.

Dal 2014 inizia la sua attività come traduttrice presso diverse case editrici. Da notare soprattutto le sue traduzioni di Nnedi Okorafor, Tricia Sullivan, Joanna Russ e Ursula K. Le Guin. E il premio Italia come miglior traduttrice nel 2019 per il romanzo di Ian McDonald, Ares Express.

 ELENCO TRADUZIONI:

Joanna Russ, The Female Man, (Oscar Mondadori 2022)

Adam Silvera, More Happy Than Not, (con Giorgia Demuro, Oscar Mondadori 2022)

Torrey Peters, Detransition, Baby, (Oscar Mondadori 2022)

2021

Ursula K. Le Guin, La Mano Sinistra Del Buio (Oscar Mondadori 2021)

Joanna Russ, Vietato Scrivere. Come Soffocare La Scrittura Delle Donne (con Dafne Calgaro, Enciclopedia delle donne 2021)

Mckenzie Wark, Il Capitale È Morto. Il Peggio Deve Ancora Venire (NOT, 2021)

Abbey Mei Otis, Alien Virus Love Disaster, (con Chiara Puntil, Zona 42, 2021)

2020

Elvia Wilk, Oval (Zona 42)

2019

Sam J. Miller, La Città Dell’orca (Zona 42)

Charlotte Salter, Dove Finisce Il Bosco (Il Castoro)

Adam Silvera, L’ultima Notte Della Nostra Vita (Il Castoro)

Chris Lynch, Imperdonabile (Il Castoro)

2018

Ian McDonald, Ares Express (Zona 42)

“La bandita delle palme” di Nnedi Okorafor, “Jestella” di Susan Palwick e “Tredici modi di concepire lo spazio/tempo” di Catherynne M. Valente in Le visionarie, di Ann & Jeff Vandermeer (a cura di); edizione italiana a cura di Claudia Durastanti e Veronica Raimo (NOT)

2017

Nnedi Okorafor, Laguna (Zona 42)

2016

Tricia Sullivan, Selezione Naturale (Zona 42)

Jon Courtenay Grimwood, Fellahin (Zona 42)

2015

Jon Courtenay Grimwood, Effendi (Zona 42)

2014

Jon Courtenay Grimwood, Pashazade (Zona 42)

Ian McDonald, Desolation Road (Zona 42)

 

 

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