IL MIO PRIMO LIBRO Chiara Mezzalama

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Ecco un nuovo appuntamento con la rubrica IL MIO PRIMO LIBRO che vede SIL e LETTERATE MAGAZINE strettamente legate in un’iniziativa curiosa e interessante. Come è andata la storia della pubblicazione del tuo primo libro? Stavolta si tratta di Chiara Mezzalama


Scrivere come resistenza e lotta al tempo che passa, ti avvolge e ti inghiotte. Un’attività semiclandestina svolta rubando il tempo al resto. Nascondendosi in casa mentre tutti gli altri sono usciti. Molti rifiuti dagli editori, poi la pubblicazione di un racconto sotto lo sguardo di due madrine leggendarie, infine un incontro casuale ai giardinetti spingendo carrozzine per bebè.


Di Chiara Mezzalama

Il primo romanzo l’ho scritto a Teheran, nel 1982. Avevo dieci anni e durante l’estate mia madre, mio fratello ed io raggiungevamo mio padre, nominato Ambasciatore d’Italia in Iran, un anno dopo l’inizio della rivoluzione islamica di Khomeini. Per tre lunghi mesi restavamo chiusi nel giardino dell’ambasciata. Il giardino era bello e abbandonato, pieno di luoghi segreti da scoprire, ma non potevamo uscire perché fuori c’era la guerra. L’ho scritto sul retro di un rotolo rosa dei dispacci di France Press che giungevano in ambasciata. L’ho scritto perché mi annoiavo e forse avevo un po’ paura di ciò che stava accadendo intorno a noi. Quel rotolo lo conservo ancora e credo che le notizie di France Press siano assai più interessanti del romanzo d’avventura che scrissi allora, ma bisogna pur cominciare. Poi ho fatto altro.

Ragazza studiosa a scuola, leggevo molti romanzi e il pomeriggio andavo a danza, l’altra grande passione. Prima classica, poi contemporanea. Poi l’università, gli esami, il tirocinio, la specializzazione in clinica dell’età evolutiva, un lavoro vero da psicoterapeuta. Tutta una corsa. Eppure quello scrivere in clima di guerra ancora mi accompagnava, lo scrivere come resistenza e lotta al tempo che passa, ti avvolge e ti inghiotte. Un’attività semiclandestina che viene svolta rubando il tempo al resto. Nascondendosi in casa mentre tutti gli altri sono usciti. Scrivere a singhiozzo, scrivere per emergenza, scrivere nervosamente. La scrittura sgorga come un torrente di montagna, tra salti, cascate e inabissamenti; sogno di un lago placido e fermo dove poter raccogliere le acque, ma è ancora presto per questo. Ho ventott’anni.

Ad un certo punto ho iniziato a cercare un editore. Le pagine ammucchiate nei cassetti cominciavano a fare troppo volume. Manda di qua, manda di là, non ricevetti nemmeno una lettera prestampata di risposta. Soltanto un editore mi chiamò per dire di rimandare qualcosa di più maturo, – magari tra dieci anni – sentenziò. Rinunciai. Non a scrivere ovviamente, ma lui ebbe ragione, ci misi altri dieci anni. Nel frattempo avevo cambiato casa e incontrai un signore che a sue spese mi pubblicò dei racconti. Fu un lavoro artigianale, mia la foto di copertina e mia la distribuzione nelle librerie del quartiere e porta a porta. La raccolta si intitolava Regina ed altre finestre, edizioni Full Color Sound. È stato bestseller tra le amiche settantenni di mia madre. Lui, l’editore Vincenzo, un vero talent scout. La storia poteva anche finire qui. Iniziata nel giardino inselvatichito di un principe persiano, con gli stock di razioni k nel salotto, finita nelle pieghe di un mercato editoriale ostile e ottuso. E invece no.

Mi sposai, rimasi incinta. Scrissi un racconto, “Prurito”, sul mito della fondazione di Roma, per la raccolta Allupa Allupa curata per Derive Approdi da Silvana Maja e Nadia Tarantini. Nacque mia figlia e rinacqui anche io come scrittrice sotto lo sguardo amorevole di Nadia e di donne leggendarie che da allora considero madrine. Passeggiavo con la mia bambina neonata sulle pendici del Colle Oppio, leggevo mentre lei dormiva o rimaneva incantata a guardare i giochi di luce tra le foglie dei lecci. Un padre faceva lo stesso con la sua bambina; spingeva la carrozzina e leggeva. Fu naturale mettersi a parlare di romanzi e di neonate. Michael Reynolds lavorava per la casa editrice E/O, mi propose di mandare il manoscritto del primo romanzo a Sandra Ozzola. Passò del tempo, ero di nuovo incinta. Ho ritrovato questi appunti scritti all’epoca:

Ti tengo tra le mani finalmente. Pesi 244 grammi, profumi di nuovo, sei bello, elegante. Hai una copertina blu sulla quale corre un treno, un treno che arriva, direi. Ti ho aspettato a lungo, ci è voluto del tempo, molto tempo e questo ti rende ancora più prezioso ai miei occhi perché hai radici profonde, forse esisti da sempre dentro di me. Le tue levatrici si chiamano Sandra, Sandro, ma anche Claudio, Michael, Simona, Emanuele, insomma un lavoro di squadra. In mezzo c’è la mia solitudine, il dolore, i ricordi, le ore di lavoro, il piacere di stare insieme. La prima volta in cui si è parlato di te era il 31 luglio 2008, eri stato scelto. Da poco portavo in grembo un bambino, Tommaso, che è subito diventato tuo gemello. Ho pianto di commozione per entrambi. Il giorno dopo, primo agosto, ho pianto perché è morto Gianandrea, un amico a cui volevo bene. La felicità non dura che un istante. La vita porta sempre dentro di sé la morte. È una legge.

Così è uscito Avrò cura di te, il mio primo romanzo, nel settembre 2009. Ne sono venuti altri, sono andata a vivere a Parigi… ma questa è un’altra storia.

 


 

Chiara Mezzalama è nata a Roma il 28 settembre 1972. Scrittrice, traduttrice e psicoterapeuta, vive tra Roma e Parigi e ha due figli.

In settembre 2009 è uscito il suo primo romanzo, Avrò Cura di Te per la casa editrice E/O.
Il suo secondo romanzo Il Giardino persiano è uscito nel 2015 per E/O. È stato tradotto (e censurato) in persiano, in francese e adattato per una versione illustrata Le jardin du dedans-dehors, Éditions des Éléphants, vincitore del prestigioso Prix Sorcières 2018.

Era a Parigi durante gli attentati del 2015 e ha scritto Voglio essere Charlie: diario minimo di una scrittrice italiana a Parigi Edizioni Estemporanee.

Insegna letteratura presso l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Il suo ultimo romanzo Dopo la pioggia, edizioni E/O, uscito a febbraio 2021, è stato presentato al Premio Strega 2021, finalista al Premio letterario Lugnano in Teverina.

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