FOCUS SIL: tesi di Laurea Federica Imperato, Desinenza femminile – Personagge nomadi del Sud
di Loredana Magazzeni
Con molto piacere ospitiamo sul nostro sito i contributi di giovani studiose che desiderano entrare in relazione con SIL attraverso i contenuti delle loro tesi di laurea. La prima a scriverci è Federica Imperato, laurea in Lettere presso l’Università Alma Mater di Bologna con la tesi Desinenza femminile. Personagge nomadi del Sud, (relatore Stefano Colangelo, correlatore Alberto Bertoni). Vedi L’invenzione delle personagge, Iacobelli 2016
Da pochi giorni si è concluso a Roma, presso la Casa internazionale delle Donne, il Convegno “Maria Occhipinti. Una donna del Sud”, che ha visto studiose della SIL indagare la complessità di un pensiero e di una pratica di scrittura/azione che proprio nelle scrittrici del Sud vede rompere “lo stereotipo di un Sud fermo e immutabile”, come afferma la stessa Maria Rosa Cutrufelli, e apre a una “riconfigurazione semantica delle donne del Sud” come rileva Serena Todesco. Insomma, dal Sud vengono oggi le storie, il Sud è un “generatore di storie” come rileva Valeria Parrella, nella bella intervista raccolta da Federica Imperato, attraverso alcune dense domande su che cosa vuol dire sentirsi oggi donna e meridionale, sul valore di precise scelte lessicali (ad esempio il sostantivo briganta e non brigantessa nel romanzo La briganta di Maria Rosa Cutrufelli), sulle istanze di emancipazione da una cultura patriarcale attraverso la scrittura, sul percorso di coscientizzazione personale attraverso il rapporto con le proprie genealogie familiari e letterarie. Scrive Federica Imperato:
“La stesura della mia tesi magistrale intitolata Desinenza femminile – Personagge nomadi del Sud, nasce a partire dal desiderio di indagare la soggettività femminile. Ho sempre tentato – spinta da una necessità, mai realmente mia – di incasellare la mia identità, di trovarle un posto fisso nel quale potersi acquietare in una specie di certezza d’essere, e di essere in quel certo modo.
Nel corso degli anni, questo tentativo è diventato sempre meno ostinato da un punto di vistadell’ideale, e sempre più “caldamente consigliato”; aderendo a un vecchio schema secondo cui più si cresce, più è necessario prendere una forma. Grazie e attraverso le mie esperienze ho compreso che non si può trovare una sola forma: è possibile, invece, accettare le infinite forme, e possibilità d’essere e d’esserci, in quanto donna del ventunesimo secolo.
Questa tesi è nata durante l’autunno del 2020, quando l’Italia cambiava colore ogni giorno ed io prendevo consapevolezza, per la prima volta a ventiquattro anni, di essere una donna. E come sempre quando scopro qualcosa di nuovo, avrei avuto voglia di urlarlo dalle finestre, dalle mie e da quelle degli altri.
Ho scelto di condurre quest’analisi a partire dalla mostra fotografica Soggetto nomade. Identità femminile attraverso gli scatti di cinque fotografe italiane. 1965-1985, ospitata dal centro Pecci di Pisa dal 14 dicembre 2018 all’8 marzo 2019. La mostra ha raccolto gli scatti di cinque fotografe italiane: Letizia Battaglia, Marialba Russo, Paola Agosti, Elisabetta Catalano e Lisetta Carmi. Queste fotografie sono state scattate tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta e mostrano diverse rappresentazioni della soggettività femminile. Il titolo della mostra fa riferimento a una serie di saggi della filosofa Rosi Braidotti Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità. Qui, Braidotti tratteggia «una nuova soggettività sessuata e molteplice, multiculturale e stratificata, il soggetto nomade è infatti un soggetto in movimento che modifica e stravolge gli schemi prestabiliti». Questa teoria presume il rifiuto del soggetto tradizionale: nell’introduzione al catalogo, infatti, la filosofa afferma: «Tutte le fotografie qui esposte sono trasgressive, iconoclaste, trasformative, perfino disturbanti a volte. Non danno niente per scontato e visivamente ci travolgono».
Sono nata a Napoli e sono cresciuta ad Ercolano, alle pendici del Vesuvio. Il Sud è la mia prima radice, il mondo da cui ho origine. Muovendo da questa posizione ho scelto di addentrarmi nelle storie di tre donne – e di tutte quelle altre che ruotano attorno ai loro microcosmi – che rifiutano di costruirsi secondo il modello imposto dal sistema patriarcale.
Come si afferma nell’antologia Donne e Sud, a cura di Ramona Onnis e Manuela Spinelli: «I percorsi delle donne e del Meridione sembrano saldarsi in un medesimo destino di subalternità: la donna è l’Altro, categoria spesso evocata per parlare del Sud; essa è definita sulla base di uno stereotipo essenzialista i cui caratteri non sono tanto lontani dagli attributi di arretratezza, inciviltà, torpore che da sempre accompagnano le immagini dei Sud».
Le identità non possono essere definite con pochi aggettivi poiché si basano su comportamenti in continua evoluzione. La diversità è la madre dello sviluppo; un’identità deve essere diversa: questo è ciò che la differenzia dalle altre, ciò che la costituisce come identità. È essenziale riconoscersi come donne libere e autonome; abbiamo il diritto e il dovere di decidere chi vogliamo essere. Essere donna è meraviglioso; è nostra responsabilità entrare in questo vasto mondo di simboli culturali, sentirci donne e creare un’identità femminile diversa e plurale, che ci soddisfi”. Buona lettura.
- Leggi a questo proposito l’intervista a Valeria Parrella
- Leggi a questo proposito l’intervista a Maria Grazia Cutrufelli
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