Workshop Convegno 2022: 4 Lune, stiletti e mondi di parole. Tradurre la poesia delle donne tra corporeità e autorialità a cura di Serena Todesco

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Questo workshop si muove sul filo della pratica di traduzione dall’inglese all’italiano, chiamando a raccolta due parole chiave delle teorie letterarie femministe, come corporeità e autorialità.

L’obiettivo è quello di intrecciare al lavoro di traduzione una meditazione più organica e sfaccettata sul portato simbolico di parole e sui meccanismi di ragionamento e resa che sottendono un approccio femminista alla traduzione, poiché anche in questo processo, apparentemente così neutrale, si costruiscono identità e soggettività.

A proposito del binomio ‘traduzione/femminismo’, la studiosa e traduttrice canadese (nonché tra le fondatrici della teoria femminista della traduzione) Barbara Godard ha affermato che quando si traduce, si rappresenta “la propria soggettività attraverso la scrittura, dis-locandosi” (1990: 45). Godard ha anche coniato il termine di transformance (‘trasformanza’), opposta a una poetica della trasparenza (ciò che viene detto dall’originale deve riflettersi nel tradotto), immettendo nella discussione un’idea audace di traduzione come trasformazione critica del discorso dominante del testo.

A questo aggiungo che il comune senso del dominio da parte del testo proviene da una semantica alquanto diffusa nelle teorie della traduzione più diffuse (a partire, almeno, dal meraviglioso saggio di Walter Benjamin Il compito del traduttore, 1920). Ovvero, quella impostazione mentale che si riferisce alla necessità di raggiungere una convergenza innata tra le lingue e che guarda al testo come a un padre fondatore, un elemento che predomina, un fattore di origine e di originalità autoriale da cui scaturirebbe la traduzione. Questa sarebbe comunque collocata e mantenuta in posizione di subalternità (dando luogo, così, a una sorta di testo-figlio). Ma immaginiamo invece qualcosa di diverso: cosa succederebbe se interpretassimo i testi che traduciamo come madri generatrici ai cui corpi possiamo intrecciarci per ricreare una genealogia di linguaggio e senso nuovi? Ecco cosa dice Godard in un suo prezioso saggio:

La traduttrice femminista, nell’affermare la sua differenza critica e il piacere che trae da una rilettura e una scrittura che non hanno mai fine, ostenta i segni della manipolazione testuale. Femminilizzare (Womanhandling) il testo in traduzione implica abbandonare il modello della traduttrice umile che scompare tra le righe del testo, per sostituirlo con una scrittura traduttiva che, partecipando attivamente alla costruzione del significato, promuove un’analisi orientata. Un modello che si fonda su una precarietà continua, sulla consapevolezza del processo traduttivo, sull’attenzione alle tracce della soggettività. (2002: 241-242)

Possiamo allora porci dentro il campo semantico della riscrittura per esplorare l’associazione tra i testi/corpi delle autrici che traduciamo e le nostre parole che immettono e mescolano a quella corporeità testuale la nostra.

La scelta precisa di occuparci di poesia trae spunto dallo status ‘nobile’ assegnato storicamente a questo genere letterario e dal potenziale di rovesciamento anticanonico insito nella pratica traduttiva. La studiosa e teorica femminista Cora Kaplan ha definito la poesia come metalingua privilegiata della cultura patriarcale d’Occidente. Quanto è vero questo ancora oggi, dopo decenni di teorie e pratiche letterarie femministe? 

Proprio perché la poesia si pone di frequente come qualcosa che riesce a parlare all’umanità globale, ma spesso ancora appartiene a circoli privilegiati maschili di autori, premi, festival e antologie, possiamo immaginare la nostra attività di traduttrici di poesia come un gesto insieme di rivolta e di nicchia, una pratica costruttiva e destrutturante insieme, un intervento politico.

Saremo allora coinvolte in un agire anticanonico che morde dal di dentro i topoi, gli stereotipi della critica letteraria che si sono stratificati nei secoli: la figura della musa, prima di tutto, legata al suo autore; l’impeto inconscio e l’ispirazione, storicamente assegnati a un movimento raffinato della mente prima ancora che derivato dal corpo di chi scrive; o ancora, l’idea della scrittura delle donne come ‘passionale’, umorale, priva di distacco o razionalità. Basta portare l’esempio del poeta irlandese Patrick Kavanagh, il quale nel suo pluricitato e celebrato volume Collected Pruse attribuiva alla poesia a firma femminile una capacità di acquisire saggezza dal corpo e dai suoi feelings, ma le rimproverava di peccare di distacco analitico per poter sfruttare tale saggezza in ambito letterario.

Modalità di lavoro

All’inizio del periodo di lavoro a distanza (gennaio/febbraio) fornirò vari materiali bibliografici e alcuni testi di tre autrici che scrivono in lingua inglese: Patience Agbabi (londinese di origine nigeriana, classe 1955); la poeta, pianista, traduttrice e critica di origine romena Nina Cassian (1924-2014); Carol Ann Duffy, pluripremiata poeta e drammaturga scozzese, nominata Poet Laureate del Regno Unito nel 2009 (1955-). In base al ritmo del workshop potrebbero essere forniti altri testi di altre poete su cui ho lavorato nel corso degli anni.

Per ciascun testo verranno dati dieci giorni di tempo (sono testi abbastanza brevi). Chiederò gentilmente alle partecipanti di tradurre utilizzando il meno possibile risorse internet, tranne quelle di carattere strettamente linguistico (ad esempio Wordreference o altri dizionari online). Vorrei infatti che lavorassero senza informazioni extratestuali in mente, ma piuttosto lasciandosi guidare dal testo stesso. 

La verifica e il confronto avverranno tramite Google Meet, e potranno essere individuali o di gruppo, in base alle esigenze delle partecipanti. Alla fine del workshop, io stessa fornirò le mie versioni dei testi e costruirò un dialogo/dibattito (l’ultimo incontro su Meet sarà collettivo). Nel corso delle settimane di workshop, ciascuna partecipante potrà comunicare via email per fornire le proprie traduzioni e riflettere sui termini-chiave ‘corporeità’ e ‘autorialità’ in rapporto ai testi. Alcune domande possibili per animare il dibattito sono elencate di seguito:

  • Come evidenziare la dimensione materiale e corporea di chi scrive? 
  • In che modo la traduttrice femminista può essere mediatrice?
  • L’aggiunta di note e/o prefazioni possono far pervenire a chi legge una riflessione soggettiva della traduttrice femminista? Sono controproducenti?
  • La traduzione con postura femminista può avere un ruolo pedagogico?
  • Quali sono (in italiano) le scelte linguistiche defamiliarizzanti che connotano una traduzione e interferiscono attivamente con il testo di partenza?

Sarà fondamentale raccogliere i contributi scritti di tutte le partecipanti per poter restituire un quadro organico del lavoro svolto durante il convegno di marzo.


Calendario incontri online (Google Meet, salvo imprevisti)

  • Martedì 18 gennaio ore 17 – Presentazione workshop/Patience Agbabi, il corpo e la voce (In questa data, tutte dovranno già idealmente aver ricevuto i testi da tradurre, inviati al momento dell’iscrizione)
  • Martedì 1° febbraio ore 17 – Nina Cassian e le sfide all’autorialità maschile
  • Martedì 15 febbraio ore 17 – Carol Ann Duffy e la reinvenzione fiabesca / Commenti conclusivi sul percorso, suggerimenti, feedback…

Consegna di tutte le traduzioni entro e non oltre il 5 marzo 2022. Per ciascun testo è stato calcolato un tempo di traduzione pari a dieci giorni. Le riflessioni individuali sono benvenute e avvengono tutte tramite email, così come le richieste di aiuto su eventuali difficoltà linguistiche. 

Bibliografia di riferimento (forniti durante il workshop, insieme alle poesie)

Patience Agbabi, Transformatrix, Edimburgo, Canongate 2000.

Nina Cassian, Continuum: Poems, New York, Norton & Company 2008

Elena Di Giovanni e Serenella Zanotti (a cura di), Donne in traduzione, Milano, Bompiani 2018 (vari frammenti)

Carol Ann Duffy, The World’s Wife, Londra, Picador 1999.

Sherry Simon, “Translating the signifier: Nicole Brossard and Barbara Godard”, in Gender in Translation, Londra, Routledge 1996, pp. 20-28


per iscriversi societaletterate@gmail.com 

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